Negli ultimi anni la robotica medica si è evoluta a un passo sempre più veloce. Si è mossa in campi di applicazione diversi, dalla protesica alla chirurgia di precisione, fino ad arrivare a sistemi robotici totalmente impiantabili. Tra questi ultimi arriva ora un robot impiantabile per la terapia del diabete di tipo 1.

I sistemi robotici impiantabili si integrano al corpo umano per regolarne i processi biologici e metabolici, in una modalità a circuito chiuso proprio come fanno gli organi naturali. Possono dunque ripristinare le funzioni perdute dagli organi o i processi fisiologici come micronutrizione, circolazione del sangue e rigenerazione dei tessuti. Per la terapia del diabete di tipo 1 è particolarmente interessante la prospettiva di usare i robot impiantabili per la somministrazione intraperitoneale di insulina.

Come funziona il robot impiantabile per la terapia del diabete?

Come funziona PILLSID, il primo sistema robotico impiantabile per la terapia del diabete

La somministrazione intraperitoneale di insulina è particolarmente indicata. Assicura infatti un normale gradiente insulinico portosistemico, e torna a far diventare il fegato bersaglio fisiologico iniziale dell’azione dell’insulina. Limita quindi l’iperinsulinemia periferica cronica a cui altrimenti può andare incontro il malato.

Di qui l’esigenza alla base della creazione di PILLSID (PILl-refiLled implanted System for Intraperitoneal Delivery), il primo robot impiantabile per la terapia del diabete con caratteristiche innovative, realizzato in Italia. È stato creato grazie a una collaborazione tra l’Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e i dipartimenti di area medica dell’Università di Pisa e dell’Aou pisana.

Si tratta di un piccolo sistema robotico impiantato chirurgicamente, che funge da pompa per l’insulina. Quando il “serbatoio” della pompa si esaurisce, il farmaco viene ricaricato con pillole di insulina trasportate dal sistema digerente. Una volta ricaricato, il dispositivo diventa un sistema di microinfusione per la somministrazione intraperitoneale.

Il dispositivo italiano, il primo al mondo con queste caratteristiche, si propone dunque come alternativa alle strategie attualmente impiegate per il controllo della glicemia come iniezioni sottocutanee ripetute o infusori indossabili. Il sistema robotico impiantato consente invece di aggirare l’uso di porte di accesso, di cateteri, di aghi e siringhe.