Migliorare la raccolta differenziata rientra nel target dell’Agenda 2030 relativo alla riduzione della produzione di rifiuti. Il progetto Micro-Val (MICROrganismi per la VALorizzazione di rifiuti della plastica) vuole contribuire al raggiungimento di questo obiettivo in modo originale. Grazie all’utilizzo di specifici microrganismi, infatti, Micro-Val prevede di eliminare i residui plastici che contaminano la frazione organica dei rifiuti urbani.

La plastica nell’organico

La raccolta differenziata è un modo concreto per ridurre la produzione di rifiuti grazie alla possibilità del loro riciclo e riutilizzo. A volte però eseguirla in modo corretto è più difficile del previsto. Spesso infatti nella frazione organica dei rifiuti domestici finiscono residui estranei: un 5% circa di materiali non biodegradabili, come sassi, metalli, inerti e plastica. Proprio i materiali plastici sono i più diffusi tra questi intrusi, rappresentandone circa i due terzi, mescolati ai rifiuti organici a causa della nostra distrazione o della difficoltà nel separare le diverse tipologie di materiale che compongono, ad esempio, gli imballaggi.

Anche se i materiali plastici sono di varie tipologie, la maggior parte è costituita da polietilene. Ben il 65% di tutta la plastica prodotta globalmente è infatti rappresentato da questo materiale, largamente utilizzato per la sua versatilità, resistenza ed economicità. Per questo Micro-Val ha deciso di concentrarsi proprio sul polietilene per mettere a punto una soluzione che permetta l’eliminazione dei suoi residui grazie all’azione batterica. Se l’obiettivo verrà raggiunto, questa tecnica potrà affiancarsi alle tecnologie attualmente a disposizione, non sempre sufficientemente efficienti.

Il progetto

Il team di Micro-Val è deciso a sfruttare la capacità di alcuni batteri di biotrasformare e biodegradare il polietilene, totalmente o parzialmente, rompendo le catene che costituiscono il polimero.

Il progetto, che ha già terminato la raccolta fondi, si sviluppa in due fasi. La prima prevede di studiare in laboratorio le capacità degradative dei microrganismi e le loro proprietà. Nella seconda invece si prevede lo scale-up della soluzione in un impianto di trattamento dei rifiuti. Ad affiancare l’aspetto più operativo del progetto verrà inoltre implementata anche un’applicazione per smartphone rivolta al pubblico che fornirà consigli utili per una corretta differenziazione dei rifiuti.

Il progetto ha ottenuto il sostegno di Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Una collaborazione che punta a stimolare l’innovazione nell’ottica di perseguire la sostenibilità ambientale e rendere l’economia circolare sempre più concreta.

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