Nella sua ultima trimestrale del 2020, Pfizer ha reso noto di aver già concluso ordini per 15 miliardi di dollari per la fornitura del vaccino contro il nuovo coronavirus sviluppato insieme alla biotech tedesca BioNTech. Si tratta solo delle dosi già assegnate e di cui è prevista la distribuzione nell’anno in corso, quindi questo importo potrebbe ulteriormente aumentare se i governi dovessero ampliare i loro ordini.

Una stima prudente

Peraltro Pfizer non ha chiarito quanta parte dei due miliardi di dosi in produzione per il 2021 sia rappresentata in queste proiezioni. L’aspetto non è secondario perché secondo alcuni analisti si tratterrebbe solo di 800 milioni di dosi, il che proietterebbe il potenziale fatturato del vaccino intorno ai 40 miliardi di dollari per il solo anno in corso se tutte le dosi venissero vendute.
La stima del resto è compatibile con i contratti chiusi a fine 2020 con il governo Usa che, secondo la stessa Pfizer, ammontano a 200 milioni di dosi al costo di 19,50 dollari l’una. L’accordo prevede anche un’opzione per ulteriori 400 milioni di dosi, che presumibilmente non rientrano dei conteggi della farmaceutica newyorkese.

Recentemente, Pfizer e BioNTech hanno anche comunicato la loro adesione a Covax per 49 milioni di dosi, che comunque verrebbero vendute a un prezzo “no profit”. Secondo gli analisti, BNT162b2 (questo il nome del vaccino) potrebbe rappresentare uno dei farmaci più redditizi nell’industria farmaceutica.

Se anche venissero confermati solo gli ordini già chiusi, il vaccino BNT162b2 rappresenterebbe una spinta notevole per il fatturato di Pfizer, che nel 2020 si è attestato a 41,9 miliardi di dollari e che per il 2021 è proiettato verso una crescita del 6% (fino 46,4 miliardi).

Anche dal punto di vista dei profitti si tratta decisamente di un buon affare. Pfizer prevede che i margini pre-tasse si attestino poco sotto il 30%, per un utile superiore ai 4 miliardi di dollari, dopo aver contabilizzato i costi di produzione e distribuzione. Questi conti, naturalmente, riguardano solo la parte spettante a Pfizer, cui va aggiunta anche la quota di BioNTech.

Moderna punta a vaccinare i bambini

Moderna, da parte sua, aveva comunicato il mese scorso le previsioni relative agli ordini di fornitura del suo vaccino già conclusi per il 2021, pari a 11,7 miliardi di dollari. La biotech statunitense, tra l’altro, ha in programma di espandere l’utilizzo del suo vaccino ad altre coorti. Ad esempio, il mese scorso ha iniziato i clinical trial sui ragazzi dai 12 ai 17 anni con l’obiettivo di ottenere l’autorizzazione per questa fascia di età entro la fine dell’estate e procedere alla vaccinazione degli studenti prima del rientro a scuola. Sembra però che Moderna non abbia ancora trovato un numero sufficiente di ragazzi per i trial e questo potrebbe ritardare un’eventuale approvazione della FDA. In previsione ci sono anche le sperimentazioni sui bambini under 11 ma per i risultati si dovrà probabilmente aspettare fino al 2022.

Il caso Humira

Attualmente, il farmaco più veduto sul mercato è Humira (adalimumab), un anticorpo monoclonale umano ricombinante prodotto da AbbVie e indicato per diverse forme di artrite, iuveite e nella malattia di Chron. Il farmaco, nel 2019, ha totalizzato vendite per oltre 19 miliardi di dollari, pur avendo perso la copertura brevettuale l’anno precedente.