Un’indagine compiuta tra aprile e giugno 2021 ha provato a mettere in luce le conoscenze e le convinzioni che gli studenti italiani di facoltà scientifiche hanno sul mondo del lavoro, in particolare in ambito farmaceutico. Un quarto degli intervistati – un centinaio in tutto – ha anche avuto modo di approfondire la discussione partecipando a un focus group.

Occasione dell’inchiesta è stato un evento organizzato da Almalaurea nella quale gli studenti hanno avuto la possibilità di incontrare alcuni esperti dell’azienda m-Squared consulting. La rilevazione, che non pretende di avere valore statistico, offre comunque diversi spunti di riflessione sul rapporto tra i mondi scolastico e lavorativo.

Ruoli aziendali questi sconosciuti

In generale, la conoscenza delle principali funzioni aziendali del mondo pharma sembrerebbe diffusa: per Quality assurance, Regulatory affairs e Human resources le percentuali di intervistati con qualche nozione sul ruolo erano rispettivamente 89%, 68% e 63%.

Tuttavia, approfondendo l’argomento nelle interviste successive è emerso che le risposte erano soprattutto frutto di ricerche web mentre le conoscenze reali si sono rivelate spesso confuse. In effetti, durante il percorso di studi, il tema delle figure aziendali, laddove viene affrontato, rimane del tutto marginale: solamente per il 28% del campione afferma che se ne parli “tanto”.

Solo alcune facoltà specialistiche magistrali affrontano effettivamente questo argomento e chi le ha frequentate ha risposto in maniera puntuale e approfondita. Per ovviare a queste carenze, gli studenti si affidano soprattutto all’iniziativa personale.

Come emerso in fase di focus group, per “scegliere un mestiere” gli strumenti più usati sono le ricerche basate sulle inserzioni nei motori di ricerca, la partecipazione a webinar, le giornate di orientamento, ed eventi appositamente organizzati per facilitare l’incontro tra domanda e offerta. La carenza di conoscenze approfondite sulle diverse figure professionali, comunque, limita anche queste modalità di ricerca, spesso concentrate su uno o pochi ruoli occupazionali.

Mettere in pratica

Un altro punto dolente della preparazione universitaria è la carenza di esperienze pratiche. Una sensazione condivisa da molti studenti, infatti, è quella di aver ricevuto una soddisfacente “conoscenza pura della materia” ma di non aver svolto abbastanza attività pratiche. La preoccupazione principali degli studenti è di non essere adeguatamente indirizzati verso il mondo del lavoro.

Quasi due intervistati su tre (63%) non si sentono sufficientemente seguiti dagli uffici placement, ritengono difficile reperire le informazioni e considerano gli eventi di incontro troppo sporadici.

Sebbene queste risposte possano essere state significativamente influenzate dalle difficoltà legate alla pandemia, emerge chiaramente negli studenti una sensazione di incompletezza verso la loro preparazione accademica. Forse anche questo incide sulla diffusa convinzione che il solo percorso universitario sia insufficiente per assicurarsi un ingresso in azienda e sia dunque necessario valutare anche un master post-laurea.

I corsi più ricercati in questo senso sono quelli di preparazione agli ambiti Quality, Regolatorio e Marketing farmaceutico, seguiti dagli interessi più disparati nella ricerca. Proprio la ricerca rappresenta il desiderio della stragrande maggioranza (oltre il 46%) dei ragazzi che studiano materie scientifiche ed è spesso vissuto come naturale sbocco del percorso formativo. La Quality (34%) appare una delle scelte più abbordabili agli occhi degli intervistati anche grazie al vasto numero di figure professionali che vengono ricercate per questo ruolo. Non a caso è anche il ruolo aziendale più ambito (vedi figura 1). Il regolatorio (18%) è un ambito che affascina molto ma è spesso scarsamente conosciuto. Marginale, invece, la scelta dell’ambito HR (1%).

Tutto per il lavoro

Il sondaggio ha anche provato a valutare i driver che guidano gli studenti nella scelta di un master. Le risposte risultano meglio interpretabili alla luce delle interviste di approfondimento.

Il prezzo, ad esempio, emerge come un elemento determinante per la scelta, nonostante la modesta percentuale raccolta (vedi figura 2). Come è apparso chiaro durante il focus group, i ragazzi hanno molte remore, dopo gli anni dell’università, a chiedere ulteriori risorse ai genitori e cercano quindi prodotti dal giusto trade off.

Anche la possibilità di stage è un parametro penalizzato dalle risposte al questionario ma rappresenta sicuramente uno dei driver principali. Durante le interviste i ragazzi hanno esplicitamente dichiarato che la sicurezza di frequentare uno stage è per loro fondamentale, guidati dalla convinzione che questo rappresenti il modo più rapido di entrare in azienda. Si tratta di un fattore che va spesso a oscurare anche la componente prezzo.

Analogamente, la percentuale di placement rappresenta un altro fattore chiave, che raccoglie quasi la metà delle preferenze.

A conferma di quale sia la spinta principale che guida i giovani nella scelta degli studi, il 47% indica come maggiore aspettativa quella di “entrare in contatto con le aziende”, cui si aggiunge un 29% che si aspetta di “trovare un lavoro”.

Meno decisivi, invece, sono la durata del corso e i suoi docenti sebbene esista un importante distinguo. Mentre nel primo caso i ragazzi hanno semplicemente idee diverse sul peso da attribuire al periodo di studio, riguardo ai docenti vi è una diffusa inconsapevolezza sul differente apporto che può essere fornito da insegnanti di diversa formazione, come accademici e professionisti provenienti dalle aziende.

Per orientarsi nel mare magnum delle offerte post-universitarie gli studenti si affidano ai loro tradizionali punti di riferimento. I siti web delle università, ad esempio, restano una delle principali fonti di informazione, a dispetto delle lacune evidenziate nel sondaggio. Anche siti aggregatori come e-magister costituiscono un buon punto di partenza. Tra i social, registra una crescita di interesse LinkedIn, legata alla possibilità di potervi cercare lavoro o quantomeno informazioni sulle aziende, inserzioni, sigle associate alle posizioni vacanti ecc. Trascurati, invece, i canali come Facebook e Instagram.

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